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Chiesa della Madonna AssuntaLa cappella dell’Assunta di San Francesco al Campo ha origine dalla volontà del comune di San Maurizio di edificare nel 1481 un sacello dedicato alla Madonna delle Grazie per ringraziarla dallo scampato pericolo del flagello della peste che in quegli anni aveva colpito duramente il borgo di Front. In pochi mesi venne benedetta la costruzione dal pievano di San Maurizio don Eustachio Troteri. Nella seconda metà del Cinquecento con l’aumento della popolazione, verranno costruite sulla Vauda cascine ed abitazioni finché si formerà nel 1694 il Comune della Vauda di San Maurizio e la cappella servirà nello spirituale quei primi abitanti. Nel 1574 il Comune incaricò il sacerdote don Giovanni Benedetti di San Maurizio di acquistare per detta cappella una pala d’altare a Torino.
Nel 1580 la costruzione risultava ormai rovinata: per questo il Comune provvide a restaurarla e ad ampliarla secondo l’attuale forma, costruendovi vicino anche una abitazione, usata per la quarantena degli appestati.
E’ certo che la devozione alla Madonna delle Grazie già fosse diffusa al tempo e portasse un sacerdote a celebrare la Messa nei giorni festivi, come registra il testamento del nobile Nicolò Angesia nel 1582 che lasciò una somma di denaro a don Giovanni Benedetti per la celebrazione a questo altare di Messe di suffragio. Successive riparazione furono eseguite nel 1602 e 1608, data quest’ultima che segna il termine dei lavori al campanile.
Nel 1609 un frate cappuccino, eremita dimorante presso la casa della cappella, diffuse il culto alla Madonna Assunta, aiutato dalla concessione dell’indulgenza plenaria ricevuta dalla Curia romana, a chi avesse partecipato alle funzioni il 15 di Agosto. Questo evento aumentò notevolmente la diffusione di questa devozione anche nei paesi vicini, tanto che il Comune in quell’anno dovette riparare le strade e i ponti che conducevano al piccolo Santuario sulla Vauda.
Nel 1620 l’interno risultava già in parte affrescato nelle cappelle laterali come attesta la data presso l’altare della Madonna di Loreto. Altri lavori interessarono l’edificio tra il 1640 e 1653, negli anni successivi alla grande peste che flagellò la popolazione dal 1629 al 1631.
La visita pastorale nel 1653di Mons. Bergera arcivescovo di Torino, la descrive già con tutti gli attuali sette altari. La struttura si può definire un perfetto esempio delle nuove norme liturgiche e devozionali stabilite dalla Sinodo di Trento, con tutte le immagini di Santi care al mondo contadino e utili per la conservazione della tradizionale fede cattolica. Due altari privati vennero costruiti all’interno: quello alla Madonna d’Oropa fondato da Giovanni Battista Bianco capostipite della famiglia dei Baroni Bianco di Barbania e San Secondo e quello di San Carlo proprio della famiglia di Giovanni Pastoris entrambe di San Maurizio e con vasti possedimenti sul territorio.
Erano sepolti ai piedi dell’altare della Madonna d’Oropa l’archigrafario Giovanni Battista figlio di Giovanni Paris Bianco e Laura Benedetti figlia di Giovanni Francesco Benedetti del fu Gerolamo, somegliere e tesoriere del principe Tommaso di Savoia Carignano. Si erano sposati al principio del Seicento in San Maurizio, probabilmente in questa cappella, e dalla loro unione nacque nel 1612 Carlo il quale entrò ben presto a far parte della corte Sabauda ed arricchì la famiglia facendola entrare nella nobiltà. Nel 1637 il cappellano dell’Assunta, don Giovanni Battista Aymonetto, faceva da testimone ad un atto tra Giovanni Battista Bianco e Giovanni Francesco Benedetti. Di quest’ultima famiglia, originaria di San Maurizio, troviamo il primo cappellano don Giovanni celebrante nel 1582. Molti rapporti di natura economica vi furono tra le due famiglie e con le comunità di San Maurizio, Cirè e Front. Una figlia di Giovanni Francesco Benedetti, Laura, sposerà Giovanni Battista Bianco, una seconda Lucrezia Giovanni Michele Triveri di Ciriè e una terza il pittore Bartolomeo Caravoglia. Presso l’altare Seicentesco del Crocefisso, presente nella cappella sul lato sinistro, sotto le figure dei Santi Barnaba e Grato, ritroviamo il nodo dei Savoia, probabile legame tra questa famiglia e la nobile dinastia.
Gli altri altari sono quello della Madonna di Loreto raffigurata insieme ai Santi Antonio e Giovanni Evangelista, voluto in occasione del matrimonio tra Giovanni Bigano e Antonia Rubatto nel 1620, quello di San Rocco e Santa Lucia con il quadro raffigurante i due Santi e la Madonna, e per ultimo quello di Santa Liberata e Santa Maria Maddalena, in ginocchio adoranti la SS. Trinità.
La parte antica, quella dell’altare maggiore, nasconde sotto il quadro un affresco Cinquecentesco della Madonna delle Grazie con i Santi Bernardo di Mentone e Maria Maddalena. L’altare venne rifatto in marmo nel 1906. Dalla visita pastorale del 1653 risultava costruito in laterizio con il tabernacolo e sopra un’immagine antica della Madonna con ai lati i Santi Maurizio e Sebastiano. Questo venne rifatto dopo il 1653 in stile ambrosiano, con colonne tortili ed un nuovo dipinto con la Madonna Assunta ed altri Santi, come descritto successivamente nella relazione pastorale del 1750 dal parroco don Tagna. La devozione doveva essere molta poiché si annota un gran numero di voti d’argento che circonda l’altare. Una balaustra in noce tornita e dipinta delimitava il Santuario dall’aula. Risultava anche ben ornata e provvista di tutti i necessari paramenti per la celebrazione della Messa. Il giorno dell’Assunta veniva portata in processione una statua raffigurante la Madonna, opera attribuita alla scuole dei Clemente.
Nel 1715 venne risistemato l’altare dei baroni Bianco di Barbania, con l’effigie della Madonna d’Oropa e lo stemma dipinto dei titolari e dei Viarisio di Lesengo. Ancora delle riparazioni vennero effettuate nel 1822 dal barone Gaspare Lorenzo e nel testamento dell’ultimo discendente Carlo Giacinto ogni diritto passò a don Giovanni Bosco e successivamente alla Congregazione da lui fondata, facendo celebrare delle Messe fino alla fine degli anni Trenta del Novecento.
Alla fine del Settecento venne modificato il coro e la tela dell’altar maggiore venne modificata secondo il nuovo stile architettonico. Contemporaneamente venne costruita l’orchestra sopra la porta d’ingresso.
Nel 1814 la cappella venne decorata dal pittore Guglielmo Allasia di Saluzzo e nel 1888 rifatta da Luigi Ballesio. Nel 1915 la contessa Caterina Paternotto fece ridipingere tutto l’interno dal pittore Giovanni Coltella di Salassa, nell’attuale stile che ancora oggi si può ammirare.
Il pronao della facciata è stato costruito nella prima metà del Settecento, a copertura dell’entrata e per comodo dei viandanti e fedeli.
Nel 1952 venne restaurata la pala d’altare in occasione dell’incoronazione della Madonna e negli anni Novanta del Novecento anche le tele presenti nelle cappelle laterali furono riparate dalla ditta Rocca di Balangero.

Le prime testimonianze di una costruzione sul luogo della Vauda di San Maurizio (così era chiamata anticamente) sono del 1481 ossia quando venne costruita la cappella della Madonna delle Grazie voluta dal Comune di San Maurizio.
La landa era interessata da iniziative di coltura da parte dei borghigiani della castellania di Ciriè, con la costruzione di un canale di irrigazione nel 1485 che dopo poco venne chiuso per problemi con la castellania di Balangero. Non per questo il territorio tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento venne interessato da uno sviluppo agrario e da uno sfruttamento del bosco, dei prati e alteni.
Le prime testimonianze nei catasti di tecta e domus sono solo rilevate su questa parte della Vauda nella seconda metà del Cinquecento, espansione del borgo di San Maurizio che vedeva nell’agro ormai sicuro un posto stabile su cui poter vivere, accanto ai poderi di proprietà.
Attorno alla cappella della Madonna di Vauda vennero costruite alcune cascine da famiglie possidenti ricche (Bianco di Barbania, Pastoris, Ravicchio) o semplici case di borgata formate da complessi rustici con stalle e trabiali, utili per alcune famiglie locali come i Ballesio, Martinetto, Regaldo, Perrero, Papurello.
Per cui all’inizio del Seicento gli abitanti ormai stabili sul territorio ampiamente antropizzato stipendiarono un cappellano per avere stabilmente un sostegno spirituale durante tutto l’anno, dimorante nella casa della cappella.
La struttura attuale del territorio è completamente formata alla fine del Seicento quanto nasce nel 1694 il Comune, ente autonomo staccato da San Maurizio.
In questi primi tempi accanto alla cappella il Comune diede uno stipendio al cappellano presente per costruire una scuola e provvedere all’insegnamento per quella parte del paese.
Nella seconda metà dell’Ottocento lo sviluppo del campo militare portò alla crescita e sviluppo di questa parte con la creazione della borgata Centro, inteso come centro del baraccamento, dove erano stabili nelle esercitazioni i militari del Regno.
Questo popolamento farà sì che al principio del Novecento si dovette costruire una scuola elementare, usando parte del beneficio della cappella.

Bibliografia:
Il Piemonte Paese per Paese - Grande Enciclopedia della tua Regione, 101, Casa editrice Bonechi, Firenze, 1995.




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